Richard Kearney, scrittore e filosofo irlandese, ricorda che nell’antichità i letterati irlandesi erano noti per la pratica della “Navigatio”.
In pratica, era un viaggio in barca lungo una rotta circolare, di esodo e di ritorno, il cui fine era quello di fare un apprendistato di segni insoliti allo scopo di diventare sensibili ai significati geografici, spirituali e intellettuali del tempo e del luogo di appartenenza.

Mai analogia potrà essere più rappresentativa della “Navigazio” rapportata alla filosofia che è alla base del “Progetto Desire”.
Saper vedere e saper ascoltare, avere il coraggio di mollare gli ormeggi anche solo per poche ore, seguendo una rotta che ripercorre secoli di storia e cultura, dove singole vite di semplici marinai o personaggi di altissimo livello si sono intrecciate e sovrapposte nel tempo su onde sempre identiche e mai uguali.

Natura, sensibilità spirituale, cultura, elementi fondamentali che si mescolano tacitamente, in modo tenace e coinvolgente, anche sul ponte del Desire, simbolo a sua volta silenzioso e discreto di un mondo in continua evoluzione, ma che riconosce nello spirito e nella grandezza di chi va per mare un valore universale ed indistruttibile.